Lisa Romanò

Don Nanni Il Collezionista squadrò Von Aghens invidiandone il soprannome Dottor Morte e l’estro artistico. Se non avesse preso le redini dell’Onorata società, si sarebbe iscritto a Brera e sarebbe stato lui l’artefice del cambiamento. La luce milanese amplificata dalle vetrate di Porta Volta illuminava tre colonne trasparenti che imbrigliavano i corpi scorticati di Pinu, Gionni e Ciro in pose da cariatidi.
«Il futuro è per sempre, come avete chiesto voi» tradusse l’ossequioso interprete.

Don Nanni si soffermò su Ciro trasformato dal processo di plastination di Von Aghens che solidificava i tessuti sostituendo l’acqua delle cellule con metacrilato per mettere in evidenza ogni dettaglio anatomico.
«Era barbaro usare il cemento» ripensò ai traditori imprigionati nei pilastri. «Questo è anche più educativo»
Vide il traduttore fissare orripilato i muscoli esposti di Pinu e s’inorgoglì. Nessuno avrebbe potuto riconoscere i corpi di quelle carogne che l’arte di un crucco aveva reso immortali.