Maria Cristina Strati

La mappa di Eva

Eva collezionava calendari, quelli con i giorni da staccare uno per volta. Di mese in mese il blocchetto si assottiglia e tu misuri il tempo con le dita, cercando di capire quanti fogli restano ancora da strappare. Eva raccoglieva quei foglietti per sentire il tempo che passava e tenerlo con sé per sempre dentro un cassetto: l’uno gennaio, poi il due, il tre. Poteva prendere il tre marzo di due anni fa, se volevi, o il due di maggio.
Un giorno però Eva scordò il cassetto aperto e quando il vento entrò dalla finestra i foglietti volarono via. Lei tentò inutilmente di acciuffarli. I giorni volteggiavano sul traffico all’ora di punta e presto la città ne fu piena. Un giorno si posò sul semaforo, uno all’entrata del metrò, un altro sul davanzale di una finestra. Presto una mappa fitta di ricordi si tracciò per ogni strada. Eva pensò che quella era proprio la sua città: con tutti i ricordi
seminati qua e là, pronti a crescere come belle piante, sentinelle di un futuro ancora tutto da inventare.