Agnese Azzarelli

Un futuro che, come in La tana di Kafka, si articoli nelle più riposte pieghe di uno spazio labirintico, dove sia possibile architettare stratagemmi e vie di fuga; ma che, di Glass House di Ejzenštejn, conservi la trasparenza di una costruzione in vetro. Un futuro che abbia in sé la reversibilità delle pagine di un libro; ma nel mezzo del quale, sorda ed enigmatica, irrompa l'irreversibilità del tempo alla morte di Marmeladov in Delitto e castigo.
E qui, incuneato tra reversibilità e irreversibilità, il futuro parlerebbe al mio sguardo straniato di flâneur. Un futuro dove la lettura e la scrittura abbiano a che fare con il cartografare contrade a venire; dove lo spazio urbano insieme informi e si presti a essere in-formato. Un luogo che sia un rebus, dove caratteri alfabetici completino gli spazi lasciati all'interpretazione del lettore.