Manuela D'Alessandro

Nella città di M. decisero di costruire i parchi sui grattacieli perché a terra non c’era più spazio. “Sulla torre più alta,” spiegò l’archistar al sindaco, “metteremo un giardino coi glicini, campi da bocce per nonni, giostre per bimbi e ‘casette’ di libri sugli alberi”. Non fu facile perché i giardinieri lavoravano con le vertigini, ma alla fine il parco sbocciò e l’eccitazione, nel salire lungo la scala mobile, fu grande. Gli anziani giocavano a bocce ma le palle cadevano giù e forse colpirono qualche pedone. I bimbi giravano così veloci sulla giostra che presero il volo come palloncini. “Vedo lo stadio!,” esultò Angelo, indicando minuti calciatori”. Alì, facendo capriole nel cielo come un fiocco di neve, urlò: “Tocco le montagne!”. Mentre i bimbi gioivano, in città scoppiò il panico e il sindaco ordinò all’Aeronautica di riportarli giù. Quando tutto finì, si propose di demolire il parco, ma i piccoli di M. non accettarono: loro non soffrivano di vertigini riguardo al futuro.