Alessandra Giannitelli

Tra noi e questo cielo

Ancora un passo, quasi sospeso, come se nulla ci fosse poi a sostenerlo. L'ultimo verso il dubbio, l'attesa.
Una voce leggera mi distoglie e la punta del piede resta a mezz'aria, indugiando su quel passo. Col naso all'insù verso il tramonto chiudo gli occhi, mi lascio trasportare dalla voce lontana e vedo, come in un rassicurante specchio d'acqua dolce, l'immagine riflessa di una città di vetro attraversata dal domani e insinuata tra i boulevards. Quel lago di persone, strade, tetti e sottopassi è l'oggi della voce che sento in lontananza, tra noi e questo cielo futuro che ci viene incontro e ci avvolge nell'immaterialità apparente del suo scheletro.
La voce pian piano diventa suono, rumore, stridio di passanti nei viali circostanti. Diviene moltitudine.
Riapro gli occhi tra i bagliori del crepuscolo. La punta del piede tocca il selciato e compie quell'ultimo passo verso un domani compatibile, in un fulcro culturale immerso nel nostro quotidiano tessuto metropolitano.