Pierpaolo Moscatello

La strada

La guardo, cenere malinconica.
Poi la calpesto, come sempre.
Non si estingue mai. Resiste all’incedere del tempo e della gente, solida e fredda, sempre lì, muta detentrice di memorie. Mi fermo, aspetto, il vento mi taglia la faccia, il freddo mi cinge in un viluppo esiziale, rimango sospeso in quel nulla che è: grigio, nero, ghiaccio, spazio, naso, non sento più il naso, quando a un tratto la corrente malvagia si fa alito tiepido, la lama del freddo si ottunde, e la strada, la strada si dischiude. Per me.
Luce.
La strada, ora, è una galleria di ricordi, li guardo, li sfioro e li lascio scorrere tra le dita, ne ripercorro le orme e vedo bambini che escono da scuola, un cane, due che si baciano, un saluto, risate a squarciagola, le buste della spesa, un gatto randagio, la prima guida, il sorriso di un barbone, un amore che ha cent’anni, uno di tredici minuti, un caffè bollente, uno schiaffo, un abbraccio in macchina...
Sorrido. Avanzo lentamente su quella strada, che è casa mia.