Alessandro Pol

«Una capanna! Hanno chiamato un premio Pritzker per costruire una capanna sbilenca nel cuore di Milano»
Parla di Porta Volta, lo so, io alzo gli occhi dal pc e lo guardo sconsolato ripetere la solita, ammorbante, litania.
«Sono crollati quei lombriconi al CityLife?» mi chiede togliendosi la giacca.
«No prof, a quanto pare la Hadid ha un buon ingegnere».
Apre il corriere, sorseggia il caffè ed ecco che trova l’articolo: «Ancora con il bosco verticale? In Trentino mettono da sempre i gerani sul balcone e non hanno mai avuto la pretesa di chiamarli bosco!».
Si siede al pc mentre io fantastico di quando progetterò il prossimo Guggenheim: ce l’ho già in mente e sono sicuro che al prof non piacerà. Amo quello che sta diventando Milano e amo tutto ciò che lui disprezza.
Ieri, passeggiando, Bea m'ha detto che vedeva dentro di me, come fossi una vetrata di Porta Volta, e m’ha baciato. Mi sono emozionato, non sarebbe mai potuto accadere in piazza san Fedele.
Ora il prof mi farà giurare di non creare mai luoghi simili.
Io spergiurerò. Il mio futuro è sempre più presente.