Francesco D'Amore

Una capanna

Sono nato nell’88, prima abitavo a Resina, città conosciuta con il nome di Ercolano. Frequentavo il secondo anno in una scuola media pericolante, costruita di fronte ai tralicci ad alta tensione dell’Enel. Tornavo a casa col pulmino privato della scuola. Salvatore 85 tornava col motorino. Stava in classe con me, aveva sempre le tasche piene di soldi, mi chiedevo da dove li prendesse. Un giorno il pulmino si fermò vicino a casa, di fronte alla statua di Padre Pio. C’era una gran folla incuriosita. Mi affacciai al finestrino. Vidi del sangue. Vidi un lenzuolo bianco che copriva un corpo umano e i segni dei bossoli calcati col gesso. Un poliziotto irruppe sul pulmino, pensava che il killer si fosse nascosto tra i ragazzi. Le persone erano spaventate e inorridite. Io no. Era la realtà in cui vivevo e lo sapevo bene. Un anno dopo ci stabilimmo appena dopo il confine di Resina; trovammo una realtà del tutto diversa: pulita e ordinata. Non c’era più alcuna guerra.