Sharon Galano

Il sole si rifletteva sulle serre che avvolgevano i marciapiedi dal corso alla piazza. Un cappello, sulla cui tesa sventolava un nastrino, volteggiava sulle lastre di basalto; una bambina lo inseguiva tra i garofani che ornavano i lati della passeggiata. Trottavano e ruzzolavano, in gara l’uno contro l’altro. Dai locali nessuno si voltò, neppure quando all’incrocio un rumore acuto intimò alla bambina di fermarsi, mentre il cappello continuava la sua corsa. Le auto si immisero nel flusso stradale in silenzio e, se non fosse stato per i suoni striduli del semaforo, sarebbero passate inosservate. La bambina batté un piede per terra infastidita dall’attesa. Quando attraversò col verde, il cappello si impigliò nell’arco del portico. Lei lo fissò dal basso, soffiò e lo vide planare lungo i pilastri. Il nastrino deviò il volo verso la spazio aperto della piazza, dove le aiuole erano incorniciate da marmi che disegnavano ellissi. Il cappello atterrò nella fontana.