Silvia Pevato

Un puntino

Giù in strada fa freddo, nevica e ho cancellato gli impegni della settimana. Resterò al caldo e non avrò fretta di sapere come riempire il nostro futuro.

Guardo fuori e non vedo nulla. Una ragnatela di fiocchi congelati è calata sulla finestra.
So che sotto di me c'è un cantiere, ne sento i rumori, ma non ricordo cosa verrà costruito. Aspetterò che lui torni con le brioche calde e gli chiederò di raccontarmi com'era questa strada quando era bambino, che cosa vedeva dalla sua camera.

E mentre mangeremo la nostra colazione al tavolino del salotto, accucciati sul tappeto di lana, mi farò raccontare che cosa nascerà qui di fronte a noi e chi saranno i nostri dirimpettai.
Il vetro mantiene verticale la costruzione di neve e la luce del mattino mi arriva ovattata. Cosa vedrà nostro figlio da queste finestre?
 Lo riconoscerò da quassù, un puntino tra gli altri passanti, lui – o lei – che ora altro non è che un puntino incastonato dentro di me?