Rodolfo Perrero

Le cinque. Scuola finita. Raccolgo le membra stanche del perpetuo assorbire, con uno zaino a spalle do inizio al consueto trasloco.
Tutte le sere e tutte le mattine il posteggio è al solito angolo, le ruote a fianco di un cordolo che delimita il prato, che divide natura e asfalto, che sancisce un limite.
Tutte le sere e tutte le mattine recito più o meno così: "Ciao fratello" battendomi il pugno sul cuore, "Come va oggi?".
Un sorriso snaturato risponde.
"Hey fratello, bene e tu?"
Non capisco.
Galoppano nei pensieri tutti i motivi per cui si può stare bene e non ne trovo uno che s'identifichi in quella faccia, con quella risposta. Eppure lui sta “bene” anche quando io sto male, anche quando sono triste, quando sono abbattuto o normale, spesso pensieroso. Con o senza euro quella bocca snaturata dice: "Bene fratello!"
Poi tra le macchine mi accorgo che s'intrufola un uomo. Ha perso qualcosa, ma lui ancora non lo sa. La cerca tra i tappini, tra le carte sottili e allungate di quegli spruzzi perversi. Apparentemente uguali ma così diversi.
Tutte le mattine e tutte le sere l'uno trova un amico, l'altro perde qualcosa, ma ancora non lo sa.