Pasquale Aversano

Il nonno della città

“Più a destra! E tu, baffone, fai piano con quell’arnese che così rompi tutto!”.
Un signore di ottantasette anni è seduto davanti a un cantiere, borbottando contro la nuova distesa di cemento e controllando minuziosamente i movimenti di ogni singolo
operaio.
Non ne salva uno.
“Sei una femminuccia, non vedi che quel pezzo è storto? Ah, non si lavora più come ai miei tempi”, brontola l’anziano.
Uno degli operai, abbandonata la ruspa, gli si avvicina, imprecando. “Vecchio, vuoi stare zitto? Non vedi che stiamo lavorando?”.
L’ottantasettenne gli sorride, scuotendo il capo. “Certo che non sto zitto! Giovinastro, in questa città ci ho vissuto per anni, l’ho vista crescere giorno dopo giorno. Sono come un nonno per questa città... un vecchio, brontolone, ossessivo e burbero nonno”.
“Tu sei pazzo”, risponde l’operaio, tornando verso la ruspa.
“E tu sei cieco, non vedi che quella trave pende troppo verso destra?”