Chiara Pietta

Bigio

La mia città è la prova che i centri commerciali non sono mai abbastanza e che ritrovarsi in piazza, sulle panchine all’ombra dei platani, non è più di moda.
Sembra che sia diventato molto più interessante accalcarsi nei bar all’ora dell’aperitivo e restarci per tutta la sera: come nelle vecchie osterie che riempivano la mia città, in cui si poteva ordinare un piatto caldo e un bicchiere di vino a qualsiasi ora.
Nella mia città si parla ancora il dialetto e molti miei concittadini hanno la pelle scura e ingombranti parabole sui balconi. Impazziscono per la polenta.
La mia città è cambiata: non si svuota più nel mese di agosto e i market etnici sono gli unici negozi aperti anche di domenica. È stata appena costruita una metropolitana per accorciare le distanze, ma alcuni insistono per tirare fuori da un magazzino una scultura dell’epoca fascista.
È inutile collocarla sul piedistallo dove stava un tempo: le piazze sono sempre più vuote.