Chiara Grondana

La foresta

Dovremmo essere come dei semi: delicati, ma gelosi di noi stessi. Piccolissimi concentrati di pura energia e di potenzialità da esplorare.
E come gli alberi, risultato di anni di impegno del miracolo della natura, dovremmo aggrapparci saldamente al suolo e poi spiccare il volo fino a toccare il cielo.
Sensibili ai segnali dei nostri compagni, all’agitarsi delle loro fronde e al vibrare delle loro radici, coesistendo in pace, prendendo ciò che ci è dovuto e lasciando ciò che non è nostro.
Dovremmo gioire della nostra maestosità, ma anche ricordarci che non siamo soli, che siamo in tanti, e diversi.
Dovremmo accettare le sconfitte, ammirare i mille colori che le nostre foglie assumono d’autunno pur sapendo che presto le perderemo, e lasciare che cadano d’inverno. I fiori ritorneranno e sarà ogni volta un nuovo stupore.
Dovremmo essere così, un po’ duri e ruvidi, ma capaci di abbandonarci al vento.
Fidiamoci del vento.
Fidiamoci di noi, insieme, e senza far rumore là dove c’erano macerie crescerà la nostra foresta. La nostra città.