Flavia Patera

Il mio posto nel mondo

Il cielo è plumbeo chiaro, il castello svetta lassù, guardo in alto, solo Lui. Una strada acciottolata, le luci gialle, le bancarelle e il calore delle caldarroste. I palazzi stretti stretti che paiono si abbraccino, un lungo corridoio di panni stesi. Gli odori di fritto e bambini che si rincorrono, baci rubati e occhi furfanti, la coppola del vecchietto seduto all’angolo della strada. Le sue rughe raccontano una vita, le sue labbra una litania che pare ‘na lamentela, ma orecchie fini sentono una nenia dolcissima. Di una sirena finita su uno scoglio, che innamorata del luogo, decide di fermarsi lì a costo di morire. Passa una donna, ha in testa un velo colorato, stringe una bimba di colore paffuta, con i capelli a treccine in un grande chignon. “Noi siamo di qua”. Il futuro è il presente e il passato legati insieme da una grande speranza. Di là, c’è ancora tanto da fare, ma voglio un posto dove cammino e sento odori, ascolto le voci e tocco l’arte, vedo uomini e donne e bambini felici di tutti i colori. Voglio una città dove mi possa sentire a Casa, dove il mio cuore non senta la paura di essere solo.