Raffaele Riba

"Quando Agnès scese alla Gare de Lyon ebbe l’impressione che ci fossero più strade di quelle che ricordava. Ovviamente non era vero, ma lo capì solo quando iniziò a camminare e vide che gli spazi erano rimasti i medesimi. C’erano solamente più cose lì a riempirli: rumori, velocità, conversazioni. Sotto di lei passavano più cavi telefonici e reti fognarie, c’erano più morti e residui. Sopra, le informazioni erano aumentate, come se nel frattempo la città fosse diventata una mappa a grandezza naturale. L’hotel Palym cinquanta metri sulla destra, alla Pharmacie du Train Bleu sconti fino al 40% sui prodotti cosmetici, questa la direzione per Montmartre. Tutto le sembrava più entropico, magari meno signorile. Parigi aveva acquisito in modernità ma aveva perso quell’indolenza nobile che a guardar bene rimaneva sotto le croste dei cartelloni pubblicitari, nelle architetture, in tutti quegli abbaini diventati lussuose chincaglierie borghesi. Cercò il café in cui da bambina con la mamma aspettava lo zio in arrivo da Lione. Lo ricordava come un bel bar, con l’arredamento in legno, dove si sentiva ben accolta. Non trovandolo, per qualche istante pensò di aver sbagliato strada, ma in realtà non c’era più. Al suo posto avevano aperto un’erboristeria. Si fermò a guardare la vetrina, posò la valigia e pensò a quanto una città in diciotto anni è in grado di modificarsi, di usurarsi e ricostruirsi, di invecchiare ringiovanendosi nei vestiti, nelle camminate, nei suoi abitanti e nelle notizie che si creano ogni giorno per poi morire il giorno dopo e perdersi tra le altre. Infine chiamò un taxi, cominciava a piovere.