Enrico Nottoli

L'altalena

Mi affacciai sul terrazzo del mio appartamento di periferia, fumando un sigaro. Buttai lo sguardo sulla strada: auto grigie, marciapiedi grigi, persone grigie. Era molto triste per me quel giorno di metà autunno. Poi, però, udii provenire dal terrazzo vicino una melodia suonata languidamente con un sax, così socchiusi gli occhi. Mi persi nel fumo o nelle note che fuggivano tra le nubi stracciate in alto. Approdai in New Mexico, in Arizona, in Utah, poi arrivai a casa mia, fra le montagne degli Appennini e l’erba alta e secca. Sfilai le scarpe e mi misi seduto in poltrona ad ascoltare gli uccelli tubare di fuori, volteggiando nel cielo assolato. Quando terminò la musica ricaddi dentro me stesso. Gettai il mozzicone sull’asfalto di sotto.
Infilai sciarpa e giubbotto e corsi fuori. Grigio. Quartieri interi grigi.
Girai un angolo e lì, fra i rifiuti, stavano costruendo un parco giochi. E in piedi di fronte a me si ergeva un’altalena gialla. Sorrisi.
Allora non tutto era perduto.