Gaia Zecchillo

Divenire

Quando ti svegli a Torino con il sole, tutto sembra magnifico. Passeggi in bicicletta per strade sconosciute, inseguendo i raggi solari che ti guidano verso le montagne innevate in lontananza. E ti chiedi se è ancora autunno, come dimostrano le foglie dipinte di giallo-arancio. Oppure sta davvero arrivando l’inverno, dato che indossi piumino e cappello. Sono le due del pomeriggio, la quiete inconsueta di un attimo sospeso nel tempo, la voglia di girovagare senza meta ma il timore di ritrovarsi all’improvviso nel traffico di una strada
sbagliata. Ti accorgi che hai ripreso a respirare normalmente, quasi ti sembra di gustare nuovamente i profumi, l’aria che pizzica le narici e solletica, ma un solletico piacevole, che ti fa sentire viva, dopo giorni in cui camminavi meccanicamente come un automa senza emozioni, presa dalla fretta e dall’ansia di rispettare le regole. Ogni tanto ci vuole una giornata libera dagli schemi mentali, in cui pranzare in pieno pomeriggio con la musica a tutto volume. Arriva l’imbrunire, le prime luci che bucano il cielo gradatamente sfumato dall’azzurro al blu. Il tram riparte, e tu ti godi lo spettacolo dal finestrino. Vita, continuo movimento.